Indipendenza femmile a suon di botte?

March 7th, 2013 · by webmistress · COMUNICATI, GENDER, POLITICA
Indipendenza femmile a suon di botte?

Berna, 8 marzo 2013 – La ricorrenza della festa della donna celebrata oggi in tutto il mondo fa riemergere un argomento al quanto triste: la guerra contro le donne. Ogni giorno in tutto il mondo migliaia di donne sono picchiate, violentate e uccise. È un’emergenza che nessuno può più ignorare. Eppure è dal lontanto 1911 che ogni anno le donne hanno la loro festa internazionale. Un giorno di memoria, di festa. Cosa festeggiamo? Siamo arrivate ad una vera, equa parità dei sessi, in ambito sociale, culturale, politico? Se confrontiamo dati statistici, anche solo degli ultimi 15 anni, non possiamo veramente affermare che ci siano stati molti miglioramenti in materia di parità trai sessi. Eventi di violenza contro le donne e femminicidi sono in aumento. Le nostre società necessitano di una forte leadership femminile per ovviare a tali atrocità e fermare le ingiustizie.

Origine e tradizione della festa della donna: 8 marzo 1908, New York. Le operaie della fabbrica tessile Cotton, che da diversi giorni stanno conducendo uno sciopero di protesta contro le inqualificabili condizioni in cui sono costrette a lavorare, vengono chiuse all’interno dell’edificio dal proprietario della fabbrica, Mr. Johnson, intenzionato a costringerle a non abbandonare il posto di lavoro. Un incendio divampato all’improvviso sorprende le 129 donne che, senza una via di fuga, rimangono uccise.

Una seconda versione sull’origine della Festa della donna si rifà invece al primo grande sciopero femminile avvenuto a New York e datato 8 marzo 1948. Lo sciopero, trasformatosi in un’enorme manifestazione di donne, le vide inneggiare al diritto al voto, alle otto ore lavorative, al diritto al riposo settimanale. Infine, una terza versione sull’origine della Festa si collega a uno sciopero femminile avvenuto a San Pietroburgo il 27 febbraio 1917, data che, nel calendario Giuliano, corrisponde appunto all’8 marzo.

Fra questa ridda di ipotesi un dato resta però certo: spetta a Rosa Luxemburg, nel 1910, l’iniziativa di istituire la prima Giornata Internazionale della Donna, indicando l’8 marzo come momento di lotta per i diritti femminili, in memoria della tragedia di New York.

In Italia le prime mimose spuntarono nel 1946, grazie all’Unione Italiana Donne che scelse questo fiore marzolino per celebrare le donne di tutto il mondo e per difenderne i diritti. Ma la Festa della Donna divenne celebre molti anni dopo, fra i gonnelloni a fiori e gli zoccoli delle femministe degli anni ’70. Qui qualcosa cambiò davvero. L’altra metà del cielo si fece strada nella cultura, nella ricerca, rivendicò il diritto del proprio corpo e la sessualità libera. Emersero capacità, eccellenze, coraggio e resistenza. Il maschio si trovò di fronte a un bivio: adeguarsi al nuovo modo di essere delle proprie compagne e delle proprie figlie, accettarne a volte la supremazia e sempre la dignità, mettersi in gioco e collaborare oppure fingere di adeguarsi, ma restare padre padrone nel profondo del suo essere.

Violenza sulle donne e femminicidio sono l’espressione di impotenza maschile difronte alla difesa dei propri diritti umani delle donne. Purtroppo, oggi ancor più che in passato, troppi uomini prendono questa seconda strada, quella del fingere amore per poi esplodere di fronte all’indipendenza femminile e sempre di più sono coloro che si trovano a uccidere, a ferire, a picchiare e a umiliare le proprie mogli, figlie, fidanzate e amanti.

A noi donne del 2013 piace, in questo giorno, ricordare e celebrare tutte le donne: le donne forti e quelle fragili, le donne che hanno lottato e quelle che hanno subito, le donne che vincono e quelle che perdono. Quello che ci piace meno è che gli anni passino senza riuscire a non poter dire, finalmente, ci siamo arrivate. Arrivate dove? Arrivate all’effettiva parità. Quale parità? Parità dei ruoli, parità di trattamento, parità nelle opportunità, parità nella libera scelta, parità salariale”, per citare Amalia Mirante.

Investire sulle donne. A 15 anni dalla fondazione di ADISPO i nostri obiettivi restano quelli di sempre, cioè l’affermazione della donna in tutti gli ambiti della società, da pianificare in concertazione con gli uomini. Ci vuole una nuova e forte leadership femminile. Noi donne ADISPO siamo profondamente convinte – oggi come 15 anni fa – che non abbiamo solo il diritto di governare, ma abbiamo anche la responsabilità di doverlo fare, insieme agli uomini. Con obiettivi chiari. Perché un mondo che rinuncia alle energie della metà della popolazione è un mondo più povero. E noi vogliamo un mondo ricco culturalmente, socialmente ed economicamente. Lo vogliamo più libero, più giusto, più moderno: un mondo che porti tutte e tutti nel futuro. Tutti insieme, nessuno escluso.

Per il Comitato ADISPO

Dr. Angela M. Carlucci
Presidente ADISPO